Se apprezzate e volete offrirmi una birra o una pizza, vi ringrazio immensamente:

sabato 9 agosto 2014

361 - Come creare una startup

"Nonno aiutami tu, voglio un giocattolo nuovo" disse il bambino povero piangendo, prese la manona di suo nonno sdraiato sul divano sotto il condizionatore al massimo, ma staccandosi la manona gli restò nelle sue manine.
Essendo suo nonno morto da diversi mesi lo tenevano nascosto in casa, perché non avevano i soldi per il funerale, e così potevano anche continuare a ritirare la sua pensione con una falsa delega.
Il bambino smise di piangere e sorrise divertito ritrovandosi in mano questo nuovo giocattolo, corse subito a cercare una scatola nella discarica di rifiuti per fare come nella famiglia Addams, che avevano una mano dentro una scatola.
Tornò a casa la mamma del bambino e vide che mancava la mano del vecchio, prese il cellulare e chiamò subito il marito: "Ciaknorris ha staccato un altro pezzo di mio padre, non ne posso più, l'altro ieri ha staccato gli occhi per farsi le biglie, ieri con la dentiera si è fatto le nacchere, oggi ha staccato la mano. Dobbiamo liberaci del cadavere, sta marcendo ormai, rischiamo di prendere delle malattie, e tu invece di aiutarmi stai tutto il giorno a giocare i pochi soldi che abbiamo alle macchinette, sei un imbecille incapace"
Dal telefono una voce rabbiosa tuonò: "Sentimi bene troia sfondata dal cervello di gallina: non azzardarti più a rompermi il cazzo mentre sono concentrato a calcolare i sistemi vincenti, pensa a buttare via meno soldi tu che devi andare col gippone pure al bar a cento metri da casa, tutte le settimane vestiti nuovi, e da parrucchiera ed estetista, che sono tutti soldi buttati, resti sempre una cessa con una faccia da merda, vaffanculo. Quando vengo a casa ci penso io a sistemare quella merda di vecchio putrefatto." E riattaccò di colpo.
Lei si mise a piangere, quando le parlava in quel modo si sentiva morire dentro, in fondo che c'era di male se voleva fare un po' di vita bella, come gli altri, anche se risparmiava su tutto per farlo, saltavano di mangiare spesso, ma era più importante di tutto non farsi vedere poveri.
Si asciugò le lacrime e si mise a cucinare la verdura che aveva trovato nel cassonetto dietro al supermercato, accese la tv per distrarsi da quella malinconia.
Vide dal monitor da 60 pollici al plasma un servizio del tg su chi faceva collezione di animali imbalsamati.
Quando tornò il marito a casa bestemmiando incazzato, perché come al solito con i suoi metodi vincenti aveva perso tutti i soldi, cercò di calmarlo spiegandogli la brillante idea che le era venuta.
"Max, possiamo imbalsamare mio padre dandogli l'aspetto di un animale strano e venderlo a qualche collezionista, così continuiamo a tirare la pensione, ci liberiamo del cadavere putrefatto e ci guadagniamo pure dei soldi"
Max disse:  "Sei una genia Katiuscia!"
Si mise a piangere e si inginocchiò ai suoi piedi, grande e grosso come un orso grigio, iniziò a baciarli chiedendole scusa per averle urlato quelle offese al telefono.
A Katiuscia piacevano quei momenti, quando lo aveva ai suoi piedi, disposto a tutto per lei, si sedette su una sedia della cucina, sfilò i piedi sudati dai sandali e glieli fece leccare a lungo, e mentre lui leccava lei con una mano si masturbava.
Suonò il campanello.
Si ricomposero frettolosamente, Max andò ad aprire la porta.
Era il solito postino con le solite ingiunzioni di pagamento che rompevano i coglioni quasi ogni giorno.
Firmò, e mentre stava per chiudere la porta vide che stava tornando a casa suo figlio Ciaknorris con una scatola, tenne aperta la porta, " Cosa hai combinato oggi birbante?"
"Mi sono fatto un nuovo gioco con un pezzo di nonno, papà!" Ed entusiasta mostrò al padre la scatola come la famiglia Addams che aveva fatto.
Il padre si complimentò ma gli disse che dovevano aggiustare il nonno, di tirare fuori tutti i pezzi che aveva tolto.
Dopo mangiato Max e suo figlio Ciaknorris andarono in soffitta in cerca di vecchi colletti in pelo dei giubbotti, presero tutti quelli che trovarono e con la colla gli attaccarono al nonno, per farlo sembrare un orso o qualcosa del genere.
Gli rimisero anche occhi, dentiera e mano che aveva preso il figlio, sugli occhi aveva scritto col pennarello i nomi di due ciclisti famosi poiché aveva giocato a biglie di ciclisti con un suo amico, non si poteva togliere la scritta.
Riuscirono a conciare il cadavere come una specie di animale, sembrava uno yeti con scritto sugli occhi Quintana e Nibali.
"Lo yeti ha gli occhi scuri, diamogli il nero fino a coprire le scritte." disse Katiuscia.
Colorarono gli occhi di nero, così sembrava uno yeti con le pupille dilatate che prendevano tutto l'occhio, una specie di yeti cocainomane morto.
L'aspetto ora andava bene, bisognava imbalsamarlo.
Max trovò alla sala slot uno che conosceva, un macellaio appassionato di caccia e del gioco, pieno di debiti, che arrotondava facendo qualsiasi cosa, anche illecita; chiese a lui spiegando la situazione e accettò immediatamente. Andarono a casa, caricarono il vecchio yetizzato sul furgone della macelleria e se lo portò via.
Dopo alcuni giorni telefonò il macellaio che aveva finito, e riportò il cadavere imbalsamato a casa di Max, era venuto benissimo, sembrava proprio uno yeti cocainomane, misero l'annuncio su internet e già il giorno dopo avevano un'offerta da un giapponese, offriva una bella cifra, 20 mila euro, accettarono subito.
Quando Max ebbe i soldi diede la sua parte a macellaio e il resto lo investì nei suoi metodi di gioco vincenti.
Restò senza soldi dopo poche settimane, allora insieme al macellaio ebbe l'idea di mettersi d'accordo col becchino che aveva anche lui debiti e il vizio del gioco, misero su un'attività nel retro della macelleria che si rivelò proficua: trasformavano i morti in yeti imbalsamati e li vendevano sul web.
Ma Katiuscia quando venne a saperlo andò nella loro sede e minacciò di scatenare il finimondo essendo stata sua l'idea, li ricattò con la minaccia di denunciarli, quando si misero ad implorarla si fece leccare i piedi lungamente da tutti e tre quei pirla viziosi masochisti, da allora prese lei il comando dell'attività.
Così dopo alcuni anni nacque la Yeti Imbalsamati Spa, una delle società che tutti i guru della finanza consigliano come investimento, e alla guida ora c'è un giovane manager legato ai vecchi azionisti: Ciaknorris Brambilla.


venerdì 1 agosto 2014

360 - praterie d'asfalto

Mangiamerda galoppano scorrazzando liberi
lungo le praterie dei centri commerciali.
Cumuli di rate da pagare vanno a dimenticarsi
in coda lungo le autostrade verso il mare d'agosto.
Soldi volano via, un passo oltre la povertà
che è il guinzaglio
e ti tiene fermo un passo prima
di raggiungere una possibilità di vivere.
L'autunno preme alle porte di questi tempi
le sfonderà tra voli di foglie gialle
sulle tovaglie a quadri rossi
negli ultimi locali all'aperto
mentre le rondini seguiranno l'estate
resteremo ad ammirarci i genitali
e i quotidiani sportivi
nella continua attesa
c'è chi si strafoga e chi affoga
ma se sei scemo sei felice
anche mentre muori.




giovedì 24 luglio 2014

359 - morti programmate

Tagli nella carne segnano il tempo
mentre
i furbi topi di fogna sopravvivono al meglio
mentre
le ingenue persone fanno vite monotone e morti atroci.
Io vivo solo ricordando
quando c'era ancora una vita
si trovava:
nell'ombra degli alberi lungo i fossi pieni di rane
nel profumo di castagne arroste dalla cucina a legna
nella benzina infiammata tra i vetri rotti dei cortei
nella rabbia di mio padre davanti alle ingiustizie che subiva
nell'ascoltare i dischi in vinile in compagnia
e in tutte le albe ubriache di storie.
Ora invece stiamo dentro i monitor
anche quando ci baciamo.
Però l'altra notte
il sapore della tua figa che leccavo
mi ha fatto ritrovare la vita
per quasi un'ora
ma l'ho ripersa
quando mi hai chiesto
dove andiamo domenica prossima.


martedì 22 luglio 2014

358 - NO WAR

Certi scrivono versi per fermare i massacri
ma i massacratori se li attaccheranno al cazzo
e massacreranno ancora
come prima, forse più di prima
poiché se era una poesia di merda
li avrà fatti incazzare di più.

Le intenzioni di chi vuole fermarli
son buone ma non servono
è sbagliato pensare
che prendano coscienza dei loro crimini
già lo sanno che massacrano innocenti
e proprio per quello provano più gusto.

L'uomo è un merda umana
nel 90% dei casi,
è una merda
che farebbe a pezzi i propri genitori
per 4 cerchioni in lega
o a pezzi la moglie
se si stanca d'essere la sua
bambola gonfiabile/robot da cucina
o a pezzi i figli
se non sono come vuole lui,
e incurante fa a pezzi il mondo
per soldi e potere.

Niente può fermarlo
finché mangiando
e bevendo i prodotti delle pubblicità
stronzi e passivi guardiamo
lo spettacolo di soprusi quotidiani
degli arroganti in divisa e non,
degli arrivisti disposti a tutto,
degli speculatori arricchiti,
e ogni ingiustizia che ci circonda.

Sereni e rifugiati in casa
lodiamo i film americani
in cui ammazzano tutti
ma poi se succede veramente
scriviamo poesie per fermarli,
così possiamo tornare tranquilli
a fare gli stronzi.


lunedì 21 luglio 2014

357 - I zorri

I zorri erano un gruppo di amici di paese, appassionati di moto ma con lavori precari e pochi soldi.
Si presero delle moto custom in debito e fondarono un club motociclistico, la casa in cui stabilirono il club era una vecchia casa a due piani abbandonata che si trovava all'inizio della via principale del paese, era inabitabile con l'intonaco scrostato e i balconi in legno sbilenchi, era della nonna di uno di loro morta da tempo, riuscirono a fregare del colore al vecchio della ferramenta e dettero una mano di colore bianco alla casa, anche ai balconi e alle pietre che sbucavano da sotto l'intonaco. Crearono uno striscione e una bandiera giganteschi,  con lo stesso identico disegno da pirati: un teschio bianco con le ossa incrociate su sfondo nero, la scritta ZORRI campeggiava sopra. Lo striscione lo fissarono alle vecchie grondaie del club e ricopriva completamente il primo piano della casa, mentre la gigantesca bandiera la issarono su un palo più alto dei lampioni.
Nelle serate ventose si vedeva questa enorme bandiera nera da pirati che sventolava sopra le moto nere, nuove fiammanti, parcheggiate ordinatamente nel cortile.
Loro li vedevi in fila davanti al muro della casa sotto lo striscione, seduti su delle sedie di plastica bianca ingiallita, che aveva scartato un bar, da una radio a tutto volume suonavano vecchie canzoni classiche da biker, da Born To Be Wild a Sweet Home Alabama, e facendo le faccia più trucida possibile passavano la sera a bere birre prese in svendita al discount e a guardare le moto.
Con l'approssimarsi della scadenza delle rate delle moto le facce diventavano ancor più inferocite, ma avevano degli occhi rassegnati e commossi, come se avessero pianto fino un minuto prima, sembravano dei feroci ghepardi che fossero appena stati sodomizzati.
Cominciarono a diradarsi le moto e a comparire in un angolo, seminascoste, vecchie biciclette anche da donna, prese a qualche mamma o nonna.
Allora alcuni di loro ebbero un'idea per non rinunciare alle moto: fare una rapina a un ufficio postale.
Cominciarono a informarsi per farla, vennero in contatto con Ciro "Cirrosi" un ex guardiano alcolizzato cacciato dal lavoro perché considerato un ritardato mentale, ma era pieno di armi in quanto viveva trafficando, per cui li rifornì e li convinse che con la sua esperienza poteva progettarla lui la rapina nei minimi dettagli, in cambio di una parte del ricavato. Accettarono.
Presero una grossa Bmw bianca in noleggio e scelsero come ufficio da rapinare quello del paese, in piazza, a 500 metri dalla sede del club.
Andarono verso mezzogiorno e mezzo, in cinque zorri sul Bmw, uno rimase in auto col motore acceso, si alzarono i fazzoletti sul volto e in quattro entrarono dentro l'ufficio postale, due zorri con dei fucili Remington 870 a pompa si misero ai due lati interni della porta, con i fucili puntati sui clienti, gli altri due zorri con pistole semiautomatiche Berretta 92 andarono verso gli impiegati, parlando in un italiano stentato, fingendo d'essere stranieri.
Erano i primi giorni del mese, pieno di anziani andati lì per ritirare la pensione, ma invece di spaventarsi sembravano divertiti e incuriositi dell'accaduto, una novità che movimentava un po' la monotonia di paese, cominciarono a fare commenti, una vecchia cominciò a dire alle amiche: "Guarda quello lì, ha un giubbotto identico a quello di mio nipote, guarda, anche gli stivali sono uguali".
Era veramente suo nipote.
Scapparono fuori con i soldi e fuggirono in auto. Si fermarono poco furori del paese a nascondere i soldi e le armi dentro un tombino della rete fognaria, come progettato dal Cirrosi.
Poi tornarono a girare per il paese e a fare sgommate col Bmw, avevano il noleggio pagato fino al giorno dopo.
Dopo tre ore circa li avevano già arrestati tutti, compreso Cirrosi, e recuperato i soldi con le armi.
Si presero tutti una bella dose di anni di galera, un paio tornarono sieropositivi, non si sa se per iniezioni o sodomizzazioni, pare entrambe.
Sparirono tutti, anche il club venne demolito e al suo posto ora sorge una palazzina con tanti miniappartamenti.
Quando passo per lì cancello con la mente la palazzina nuova e immagino ancora il club dei zorri con bandiera e striscione, sorrido malinconicamente e proseguo pensando che la colpa è proprio di Zorro.
Voglio dire, era alto quasi due metri, più di tutti,  con un tipo di baffi che ce li aveva solo lui così in tutto il villaggio, si metteva una mascherina e non lo riconosceva nessuno, neppure se sentivano la voce; e di lavoro non faceva un cazzo tutto il giorno ma aveva sempre soldi.
La gente si illude, soprattutto i bambini che crescono pensando che basti un mascherina per non essere riconosciuti e vivere felici.
Invece i guai ti sanno trovare dietro a tutte le maschere del mondo, specialmente se resti fermo in un posto di poche persone; un bersaglio fisso è più facile da centrare di un bersaglio mobile.








venerdì 18 luglio 2014

356 - In quello che scrivo

Sento le mie parole.

Girano nella mente per giorni, certe per anni.

Si assemblano dentro, a modo mio,
poi escono
nella maniera che mi rappresenta.

Magari non piaceranno ad altri
ma per me sono importantissime
essendo parole/pezzi di me
non m'interessa se sembreranno
una poesia o un racconto o una filastrocca,
non me ne frega niente della forma
e dei commenti della gente.

M'interessa solo che siano specchi
dei miei pensieri
in cui trovarmi
quando mi perdo.

sabato 12 luglio 2014

355 - Amici d'infanzia

Lucertole immobili sul muro a prendere il sole, tranquille e beate.
Arrivava lui, le prendeva, gli infilava un petardino in bocca sfondandogliela, lo accendeva e le liberava sul marciapiede con il petardino acceso tipo un grosso sigaro.
Esplodeva.
Morivano dibattendosi agonizzanti e lui rideva come un demente.
Gli dicevamo che è un gioco idiota, ma era il suo preferito e continuava a farlo.
Poi crescendo ha smesso, ma è diventato fascista.
Il rock diceva che è musica da drogati, ascoltava compilation di Sanremo, Baglioni e i Pooh; se vedeva un'africano lo chiamava negro di merda; se uno aveva i capelli lunghi diceva che era da froci.
Si è sposato a 19 anni.
Ci siamo persi di vista e se lo vedo non lo conosco.





giovedì 19 giugno 2014

354 - SE NOI NON CI SIAMO

Non me ne importa niente di te,
di lui,
di voi, di essi.

E neanche di me.

Mi sono stancato
dell'esibizionismo
del protagonismo
dell'eroismo
dell'arrivismo
del romanticismo
del qualunquismo
e di ogni recita
nei ruoli disponibili
di questa commedia.

Le parole inutili
sono quelle già sentite
copiate
vengono ripetute
per rimanere nell'ovvio
per non essere rifiutati
per essere accettati
così
non c'è futuro
e neppure passato
c'è solo un prevedibile
presente
assente
mi commiato
senza rimpianti
proseguo
versando un sogno
in un bicchiere
rovesciato
bevendo me stesso
mi ritrovo
perdendo
la mia strada
continuo al di là
di queste tempeste
in nuvole umane
svuotate.



353 - Ascolta le lepri

Ho visto una lepre in spiaggia, era morta, portata dal mare da chissà dove, metà era ormai interrata, ancora piccola era all'alba di una vita che non ha vissuto, con l'occhio aperto sembrava guardasse e avesse avuto da comunicare qualcosa, che invece è andato via con lei per sempre.
Pochi minuti dopo, mentre tornavo, tra le dune di sabbia una lepre viva mi ha attraversato la strada, mi ha guardato negli occhi per una frazione di secondo, e come se si fosse impaurita dal mio lento vagare è scappata velocissima, nella direzione in cui stavo andando.
Due lepri in  pochi minuti, una morta e una viva, sembrava che l'intuito delle lepri volesse dirmi: se non vuoi morire corri via.
Ma essendo un uomo razionale non le ho ascoltate.
E sto morendo.



domenica 15 giugno 2014

352 - protagonisti

Dovremmo vivere per vivere, non per aderire a modelli spesso non nostri.
Basterebbe essere protagonisti della propria vita

351 - RESIDENTI

Panorami
di spenti silenzi
tra le note delle ore
e tra i dispersi sguardi
deposti sullo spartito
delle abitudini
in un paesino perso
in provincia di niente.

Noi residenti
siamo solamente unghie disperate
di corpi trascinati via dal tempo
che tentano di scalfire
i marmi degli altari
scrivendo
nel vuoto del nostro tempo:
"La vita è..."




martedì 10 giugno 2014

350 - "Pronto, chi è?" "Stocazzo!"

Avevo mia mamma e mia nonna che si addormentavano ogni sera davanti alla televisione, iniziavano guardando i peggiori programmi possibili e immaginabili, tipo i concorsi di miss in cui cominciavano a dire numeri alle nove di sera....numero 45, la numero 87, la numero 108...uscivo di casa con le palle spappolate da quella cantilena di numeri.
Tornavo dopo mezzanotte, magari era l'una e appena aprivo la porta ecco che usciva ancora quell'infernale cantilena ...numero 34, la numero 89, la numero 43...e vedevo loro due con la testa indietro, gli occhi chiusi, la bocca aperta verso l'alto, sembrava fossero morte, spesso mi avvicinavo per controllare se respiravano ancora.
A volte si addormentavano guardando le tv locali private in cui c'erano aste di mobili o tappeti o gioielli, quando tornavo di notte erano addormentate, le aste erano finite e avevano cominciato i programmi porno, la mattina dopo commentavano dicendo: "Ma che programmi fanno di notte? Che cose scandalose, oscene, dove andremo a finire."
A dire la verità delle volte quando tornavo prendevo il telecomando e glielo cambiavo io il canale mentre dormivano, sintonizzandolo sui programmi più osé, alzavo anche il volume e scappavo via, così si svegliavano con i programmi porno.
C'era poi che una volta avevo dato il numero di telefono di casa a un'agenzia di sondaggi perché dicevano che facevano dei regali in un annuncio che avevo letto, mi mandavano per posta dei questionari che compilavo io scrivendo in media una cosa giusta e un paio di stronzate, anche nei sondaggi telefonici se rispondevo io era un misto di cose esatte e stupidaggini credibili.
Mi piaceva farlo perché i sondaggi fondamentalmente mi stavano sul cazzo, è un modo di controllare la gente che non mi piaceva, facendo così avevo una base che mi poteva far affermare che i sondaggi sono pieni di risposte sbagliate e mi faceva star bene la convinzione di sabotarli.
Poi mi arrivò il regalo e faceva cagare, era un rubrichetta del telefono che te ne regalano di più belle per Natale se vai dal barbiere o a pagare l'assicurazione.
Allora cominciai a rispondere malamente per farli desistere, se mi telefonavano parlavo a stento dicendo che soffro di depressione e sono pieno di psicofarmaci, o altre volte che ero diventato alcolizzato e fingevo di parlare da ubriaco, così non mi hanno più chiamato.
Però sapevano che di sera trovavano mia mamma e mia nonna, perciò continuavano a chiamare e mandar sondaggi indirizzati a mia mamma, quelli da compilare le dicevo di darmeli che glieli compilavo, così a nome suo scrivevo cose assurde, tipo se c'era la domanda se aveva mai fatto uso di droghe scrivevo: uso solo droghe leggere e naturali come la cocaina e la marijuana, oppure sui passatempi scrivevo una cosa giusta che andava in chiesa e poi aggiungevo anche che usciva al sabato sera e beveva alcol in discoteca rientrando la domenica mattina, o che aveva fatto uso di ecstasy.
Poco dopo hanno smesso di inviarli, devono avere intuito che c'era il mio intervento sabotatore.
Però continuavano a telefonare spesso alla sera dopo cena per sentire che programmi stavano guardando, se ero a casa vedevo delle scene comiche con mia nonna e mia mamma, che mezze intontite dal sonno andavano entrambe a rispondere al telefono credendo fosse qualche parente, poiché telefonavano dopo cena di solito per sentirsi.
Una volta ero in camera mia e loro stavano al solito dormendo davanti alla tv, suonano il telefono e vado per rispondere, ma loro si erano destate sentendo suonare, hanno spento il televisore e sono andate entrambe a rispondere, anticipandomi, prende il telefono mia mamma e le chiedono se stava guardando la televisione, si vergognava a dire che alle dieci di sera si era appisolata e dice di sì, le chiedono che canale "Stavo guardando Rai uno", allora chiedono che programma stavano trasmettendo. Sento che dice sottovoce a mia nonna "Svelta, metti su rai uno e dimmi che programma stanno trasmettendo", lei va, riaccende il televisore e le dice: "Ci sono degli alberi", c'era un film ambientato in mezzo alla natura, allora mia mamma ha risposto: "Ci sono degli alberi!"
Hanno smesso di chiamarle.
Cadevano sempre anche negli scherzi telefonici, tipo quello classico che dicono che sono dell'acquedotto comunale e vogliono verificare se c'è l'acqua che arriva in casa.
Telefonano mentre stavo mangiando, mia mamma era in piedi e va lei a rispondere, sento che dice "Adesso vado a vedere se c'è l'acqua", viene in cucina ed apre il rubinetto, le dico "Guarda che è uno scherzo", neanche mi bada, glielo ridico, mi risponde seccata "Ma no, sono quelli dell'acquedotto" e va a rispondere "Sì, c'è l'acqua", la sento subito dire "Che villano" e riappendere, ritorna dicendo "Mi hanno detto, visto che c'è l'acqua, di lavarmi il culo".
Non erano stupide, avevano una loro intelligenza se ci parlavi, solo che si drogavano di televisione, rintronandosi per dimenticare le pene della vita.



giovedì 29 maggio 2014

349 - Parole sparse

Mi piace
quando le parole scritte viaggiano,
arrivando in posti che non immaginavi
oltre il prevedibile
oltre la fantasia
dentro cervelli di persone
che non avresti mai conosciuto
si depositano,
vengono dimenticate
o alcuni le ricorderanno
o poi le perderanno
o magari quando ripercorreranno i ricordi
le ritroveranno
sotto un tappetto di foglie secche,
forse utili,
forse inutili,
ma sempre con dentro qualcosa
di colui che le ha scritte.


sabato 24 maggio 2014

348 - Igiene precaria

In quel periodo lavoravo con una ditta che consegnava e installava i registratori di cassa nei locali commerciali, dovevo passarci le giornate nei locali, vedendone molti mi sono accorto che in certi casi l'igiene lascia a desiderare.
C'era un bar frequentato perché faceva i toast molto buoni con dentro i carciofini, la proprietaria sempre indaffarata e sudaticcia, avrà avuto 50 anni con i capelli lunghi unticci e tinti neri, era sempre in canottiera ma aveva il vizio che si grattava spesso sotto le ascelle mentre preparava i toast, prendeva i carciofini sott'olio a mani nude, li metteva nei toast, poi un'altra grattata e via un nuovo toast; forse era quello il segreto del suo successo, le ascelle al carciofino e i toast all'ascella.
In una pizzeria c'era una sempre vestita con i lustrini e i capelli biondi ricci ,che teneva continuamente il cane in braccio, anche quando preparava le pizze le faceva tenendo il cane sottobraccio, ogni tanto qualcuno si lamentava che aveva trovato un pelo di cane nella pizza, ma lei di solito rispondeva che probabilmente ce l'aveva addosso lui e mentre mangiava era caduto sulla pizza, che il suo cane non perde il pelo, che lei era pulitissima quando faceva le pizze, ecc ecc.
Un'altra molto vecchia, avrà avuto ottant'anni e aveva un figlio invalido perciò per mantenerlo continuava a lavorare nonostante l'età da pensione in un chiosco, in cui vendeva bibite e dolciumi ai ragazzini, però aveva l'abitudine di pettinarsi con forza raschiando il cuoio capelluto, lo faceva anche mentre le parlavi e sempre stando al bancone, piegando la testa sopra un vassoio di bomboloni zuccherati che non aveva il coperchio, pertanto vedevi le scaglie gigantesche di forfora che cadevano come grossi fiocchi di neve sui bomboloni e non si vedevano più tra lo zucchero, poi entrava qualche ragazzino e se ne prendeva uno mangiandoselo con gusto, allo zucchero forforato.
In un altro bar sulla statale frequentato da vecchi alcolizzati e turisti di passaggio facevano la frittura mista, pesce fritto da accompagnare col vino bianco, ma lo lasciavano scoperto sul bancone per cui controluce vedevi che i vecchi clienti ubriachi e sdentati parlavano e urlavano tra loro sputacchiandoci alla grande sopra anche i pezzi di pesce che avevano impigliati tra i pochi denti, poi arrivava qualche coppia di turisti e vedevi la signora elegante un po' schifata dall'ambiente che con il fazzolettino di carta se ne prendeva delicatamente uno e se lo mangiava con aria snob.
Io evitavo, ma una volta è capitato anche a me un episodio inquietante, avevo una fame tremenda e sono entrato in un baraccio-pizzeria sozzissimo in  cui passavo spesso, c'erano dei pesciolini cotti a mollo in una terrina trasparente piena d'aceto, erano lì da mesi, forse da anni, avevano perso l'aspetto del pesce con i pezzi che iniziavano a staccarsi, aspettavo la pizza che tardava e allora in un impeto di fame mi sono fatto dare un pesce a mollo,  appena addentato mi si è versato in bocca una quantità enorme d'aceto marcio che aveva assorbito, mi ha fatto passare immediatamente la fame, la pizza l'ho mangiata a stento e dopo poco ho vomitato tutto e di più, per quasi una settimana ho avuto nausea e lo stomaco a pezzi.
Erano pesci putrefatti appartenenti a un'altra era geologica, da esporre al museo e non in un bar.



venerdì 23 maggio 2014

347 - NO

Non voglio riconoscimenti.

Non voglio medaglie.

Non m'importa
della vostra falsa riconoscenza.

Voglio solo specchiarmi
negli sguardi limpidi.


martedì 20 maggio 2014

346 - Stesso sguardo

A me piace
quando sei seduto su uno scalino,
una persona si siede accanto
e guardando insieme
verso la vita
si discorre di tutto,
cancellando lo spazio e il tempo,
diventando lo stesso sguardo.

lunedì 19 maggio 2014

345 - SIMPATIA

I simpatici mi sono sempre stati antipatici.
Odio gli animatori,
odio chi mi sorride senza motivo,
mi suonano di falso,
di fregata,
di faccia da culo.
Mi fanno desiderare
intensamente
di colpirli con una testata
che gli schianti il setto nasale.
In una pozza di sangue
il loro volto
sarebbe, finalmente, sincero.


venerdì 16 maggio 2014

344 - Ciao


Certi camionisti sulla statale nelle calde notti di fine estate sentivano un ronzio strano provenire da dietro ai tir, come un moscone rumoroso che non spariva, sporgevano il braccio sinistro dal camion e cercavano di orientare lo specchio retrovisore per vedere che succedeva.
Quando riuscivano a inquadrare la misteriosa fonte dello strano rumore rimanevano esterrefatti.
Non avevano mai visto una cosa simile neppure nei loro incubi peggiori:  Gesù Cristo Redentore Santissimo su un motorino Ciao elaborato con una testa di maiale sotto il fanale, lui con capelli e barba d'ordinanza era pieno di orecchini, braccialetti, collane, con un paio di occhiali da pazzo, una giacca in plastica trasparente gialla a stelle nere, una maglietta gigantesca a pois giganti rossi sul bianco come un infinita replica della bandiera giapponese, jeans a pezzi e sandali marroni da frate.
Sconvolti dalla visione alcuni mettevano la freccia e si fermavano a lato della strada, non riuscendo più a proseguire.
Gesù invece proseguiva velocissimo nella buia notte sulla statale.
Non era Gesù, era un giovanissimo pazzoide sballato barbuto capelluto fottuto che scorreva veloce nella notte e quella folle imitazione di Gesù ciclomotorizzata, modestia a parte, ero io. Quando tornavo dal mare e sentivo freddo mi mettevo a culo dei camion così mi tiravano la volata verso casa.
Ci trovavamo spesso in spiaggia con gli altri o in qualche locale sul mare, ma era tutta un'avventura, anche solo il viaggio.
Iniziò tutto l'estate del 1978, avevo 16 anni e venivo da due anni senza motorino, era ora di 125 centimetri cubici e di patentino, ma mia madre avendo avuto mio padre che l'estate precedente era morto in un incidente sbattendo la testa aveva paura e non voleva, "Al massimo ti prendo un ciclomotore che è più sicuro, con la moto o la vespa c'è pericolo, vanno troppo veloci" mi diceva.
In quei tempi ero pieno di psicofarmaci, non potevo neanche darle torto, spesso facevo fatica a stare in equilibrio camminando, poi bevevo superalcolici in aggiunta, ero obbiettivamente molto fuori di testa.
Ma ero stanco di girare a piedi o in bici col caldo estivo, gli altri li vedevo sfrecciare con i lunghi capelli al vento su vespe 125 o su moto bellissime dai colori sgargianti, mentre io con altri sfigati appiedati come me stazionavo seduto su una mura di recinzione accanto alla  strada principale, a guardare i fortunati motorizzati.
Poi capitò uno di noi una sera con un motorino giallo, era un Ciao Piaggio che gli aveva prestato sua zia, lo provammo tutti ed era velocissimo per essere un cinquantino, lo guardavamo ammirati.
Dal giorno dopo cominciammo a cercare di procurarci almeno un vecchio ciclomotore anche noi.
Io avevo un motorino Benelli di mio nonno ma non funzionava bene perché mio nonno e il postino entrambi bevuti in curva avevano fatto un frontale tra ciclomotori, da allora era tutto storto e andava peggio, provai a farlo andare ma era inutile. Mi decisi di accettare i soldi da mia mamma e andai a prendere un Ciao Piaggio, lo volevo nero ma non ce n'era nemmeno uno disponibile, blu neanche, ce ne era subito disponibile uno bianco, presi quello, era troppa la voglia di essere motorizzato.
Cominciai a girare e a elaborarlo, iniziai col dare la vernice bianca anche ai due fascioni grigi sui lati e lo feci Alitalia come fosse un aereo, con il simbolo e tutto, era una pop art tribale/ironica che andava in quel periodo, si demitizzavano i marchi più pubblicizzati usandoli esteticamente, come farebbe una tribù primitiva immune dalla pubblicità e refrattaria a usare il prodotto; si usavano adesivi di marchi famosi, c'erano anche collanine con in miniatura una lattina della cocacola o un pacchetto di marlboro.
Poi sul davanti, al posto del marchio, attaccai un adesivo di una testa di maiale.
Elaborai il carburatore cambiando gicleur, misi una candela speciale, marmitta elaborata per aumentare la velocità, puleggia piccolissima, sellone.
Così elaborato andava velocissimo, passavo tutti gli altri con lo stesso tipo di motorino, avevo il ciao più veloce del paese; raggiungeva i 90 lanciato se ero da solo e i 70 su in due.
Cominciammo a girare in gruppo come fossimo dei biker americani con i nostri motorini, facevamo anche degli spostamenti di 120/130 chilometri, ma avendo non tutti recuperato in qualche maniera un mezzo motorizzato giravamo su in due, a volte anche in tre.
Ma giravo soprattutto da solo, mi sentivo una specie di cavaliere solitario delle praterie d'asfalto.
Un giorno sulla statale mentre tornavo dal mare di pomeriggio in costume da bagno ho preso male una buca a tutta velocità, sono caduto, facendo diversi metri strisciando col culo sull'asfalto, così mi sono ritrovato con mezza chiappa cancellata.
Ora ero un cavaliere solitario con la chiappa abrasa.
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(continua)

mercoledì 14 maggio 2014

343 - Testaquadra

C'era una volta un bambino nato con la testa quadrata, la mamma faticò a metterlo al mondo, il padre infuriato per il fatto che avesse la testa quadrata andò all'anagrafe e lo fece chiamare di nome Testaquadra, poi sparì per sempre.
Sua mamma con amore e pazienza lo crebbe, gli lasciò il nome Testaquadra perché ormai ci si era affezionata a quel nome, le ricordava l'ultimo gesto di suo marito, che ancora amava molto e sperava che un giorno tornasse.
Intanto tutti  evitavano Testaquadra per la sua testa anomala, se si avvicinavano era solo per guardarlo come una rarità e deriderlo.
Testaquadra crebbe triste e solo.
Si laureò e divenne un famoso scienziato, ma aveva voglia di compagnia.
Si iscrisse a Facebook, si cambiò nome chiamandosi Max e mise la foto con un casco da moto in testa. Cominciarono ad apprezzarlo, qualche ragazza diceva che era bello, ma avrebbe voluto vederlo senza casco, però immancabilmente quando inviava una foto senza casco sparivano. Le poche che rimanevano dicevano il solito "possiamo rimanere amici", ma quando chiedeva loro di uscire  in compagnia  tiravano fuori scuse o impegni, si vergognavano ad andare in giro con uno dalla testa quadrata.
Allora si decise a mettere una fotografia senza casco, che andassero affanculo tutti, lui era così, se volevano lo accettavano com'era.
Una regista a corto di idee lo vide e decise immediatamente di fare un film su di lui.
Quando il film uscì fu un successo insperato, strepitoso, in tutto il mondo.
Adesso Testaquadra aveva infinite ragazze che volevano far sesso con lui, col successo planetario diventò di moda la testa quadrata. I ragazzi si facevano applicare delle protesi per averla quadrata; i genitori applicavano ai figli appena nati delle forme d'acciaio per modellare la testa dei bambini in forma quadrata. I ragazzini cominciarono a prendere a pugni sull'addome chi non aveva la testa quadrata.
Saltò fuori anche il padre di Testaquadra, pretendeva dei soldi per avergli messo lui quel nome, Testaquadra volle incontrarlo e quando lo ebbe davanti con l'angolo anteriore destro della testa lo colpì violentemente fracassandogli la scatola cranica, il padre stette in coma per un paio di mesi e poi morì; fecero il processo a Testaquadra ma con i soldi si prese i migliori avvocati disponibili e venne assolto nonché il padre fu condannato a risarcirgli il danno d'immagine con una cifra enorme, che ridusse su lastrico i suoi eredi, della nuova famiglia che si era formato il padre.
Nel frattempo la regista del film trovò un ragazzo nato con la testa come un pallone da rugby, si era tatuato anche sulla fronte la marca più famosa dei palloni da rugby per passare inosservato ma lei lo notò subito e ci fece un nuovo film. Divenne di moda la testa a pallone da rugby.
Le persone si sentivano ora a disagio con la testa quadrata, così i chirurghi guadagnavano palate di soldi ovalizzando le teste quadrate.
Testaquadra tornò ad essere solo ed emarginato, fedele e coerente rimase con la testa quadrata.
Le onde delle mode vanno e vengono, ma uno coerente è come uno scoglio, rimane uguale mentre tutto si frange.

sabato 10 maggio 2014

342 - era solo un fiore

Ti ricordi quel disperato fiore giallo
che cresceva solitario tra la ghiaia del viottolo?
Volevi bene a quel fiore,
lo amavi,
ti sentivi tutt'uno con lui
ti ammaccavi le ginocchia
stando ore a guardarlo.
Ora
con il fegato sfasciato dalla vita
il giallo di quel fiore ce l'hai negli occhi
e vaghi con la mente
ripercorri tracce di vita solitaria
inadeguata
stentata
ostruita dalla gente immobile
come ghiaia.