Se apprezzate e volete offrirmi una birra o una pizza, vi ringrazio immensamente:

venerdì 6 settembre 2013

292 - I soldi non fanno la felicità (racconto)

"Dammi i soldi!"
Il pugno nello stomaco colpisce, la luce dei lampioni sembra per un attimo spegnersi.
Mister Muso Di Merda davanti a lui lo colpisce ancora con uno schiaffone alla mascella.
Il mondo gira, la fortuna è girata via.
"Non ho i soldi, per favore aspettate ancora qualche giorno, vi prego, ve li recupero, ve lo giuro".
Secondo schiaffone che si pianta sullo zigomo sinistro, lasciandolo formicolante e dolorante.
"Ascolta bene pezzo di merda, se dopodomani sera non ce li hai fai una brutta fine, stampatelo in quel cervello bruciato, ultimo avviso".
Lo Scagnozzo che tiene le braccia da dietro molla la presa. Se ne vanno.
Pierluigi s'incammina verso la macchina parcheggiata nel vicolo, dolorante allo stomaco e con la pelle del viso che brucia nelle zone colpite.
Un gatto che sta dormendo sul tetto della sua macchina quando lo vede arrivare scatta via spaventato.
Apre, si getta sul sedile, mette in moto, parte.
La notte scorre attraverso i vetri, ma lui è fermo: senza soldi, senza speranze.
Arriva al pontile del porto, si ferma, voglia di accelerare e gettarsi con tutto nelle acque scure e unte.
Il motore aspetta al minimo.
Non gettare mai la spugna, gli ripeteva suo padre, ma suo padre non faceva debiti, non era mai rimasto senza lavoro, non si era mai mangiato soldi al gioco, non c'erano le macchinette mangiasoldi, non c'era Mister Muso Di Merda con lo Scagnozzo che volevano ammazzarlo.
Che cazzo fare? Che cazzo fare? Continua a ripetersi col motore acceso e il porto nella notte davanti.
Spegne il motore, scende dall'auto e si accende una sigaretta.
Cammina fumando verso i portici che fiancheggiano la strada che accede al porto, lo attira una vetrina con delle parrucche femminili in vista, è un negozio di carabattole cinesi, con i vecchi vetri leggermente appannati.
Si sofferma a guardare, guarda in quel confuso, variopinto e appannato universo in cui il disordine e la non visione nitida amplificano gli stimoli che giungono al cervello, creando nuove connessioni inaspettate di pensieri, che gli elargiscono un'idea che è la soluzione dei suoi problemi.
Torna indietro e prova a sollevare un fermaombrellone del bar vicino chiuso, ci riesce con fatica, barcollando si avvicina al negozio che stava guardando, solleva il fermaombrellone lentamente sopra la testa sudando dallo sforzo e lo lancia contro il vetro, che si sfascia in mille rumorosi pezzi.
Corre via, riparandosi dietro un cassonetto a fianco del bar.
Trascorrono i secondi che diventano minuti, non si sente un rumore, tutto inerte, si può uscire allo scoperto.
Pierluigi entra veloce attraverso il pertugio nella vetrina sfondata, arraffa un paio di parrucche, rossetti, intimo femminile, scarpe, abbigliamento e accessori vari, trova un telo di plastica verde grande, lo stende a terra e mette tutti gli oggetti presi sopra, solleva gli angoli e diventa come un sacco enorme che si mette sulle spalle uscendo in velocità, corre, apre il baule dell'auto, mette dentro, sale, parte, via.
Esce dalla zona portuale, va verso la tangenziale, si mette a fianco in una strada d'accesso in salita sotto un lampione, scende e si spoglia completamente, apre il baule e estrae gli oggetti, si mette un reggiseno imbottito, l'abbigliamento femminile, una parrucca bionda, le scarpe col tacco e si trucca guardandosi piegato nello specchio retrovisore esterno. Rimette i vestiti tolti nel baule e sale.
Prosegue accedendo alla tangenziale e si ferma alla prima area di sosta.
Scende sculettando con una borsetta che ha riempito di fazzoletti di carta e preservativi cinesi, si sente felice in questa sua nuova versione, con una sensazione di libertà sessuale e di gioia per l'idea geniale avuta, che gli farà avere i soldi desiderati.
Passa qualche camion, uno suona, ma tutti proseguono.
Arriva una macchina, comincia a rallentare e accostare, si ferma pochi metri dopo, Pierluigi si avvicina ai vetri che scendono, "Ciao belli" tenta di dire con voce più femminile possibile.
"Quanto vuoi per succhiarci entrambi i cazzi?"
La voce ricorda Muso di Merda, il volto che appare al finestrino ricorda il suo, il volto dell'autista ricorda quello dello Scagnozzo, infatti sono loro si accorge, raggelando.
"Cento euro" balbetta.
Veloci scendono, sono già appoggiati alla fiancata dell'auto entrambi, abbassano pantaloni e mutande, due cazzi mosci guardano a terra, due facce da cazzo lo guardano in faccia, non se ne accorgono che è lui, per fortuna non lo riconoscono, si china, inizia a menarne uno per mano e a succhiarne la punta avvicendandoli.
Ma sanno da piscio e stanno mosci, gli vengono degli sforzi di vomito che faticosamente riesce a calmare, continua impegnandosi, loro zitti, lui suda, cominciano a muoversi, a crescere, uno s'irrigidisce, anche l'altro, continua dimenticando tutto e concentrandosi sui cazzi altrui, ansimano, "Dai troia, brava così" sono parole che gli fanno un certo piacere, ogni lavoro se viene apprezzato dà una soddisfazione che ti rimane dentro.
Poco dopo arrivano anche i  ringraziamenti liquidi biancastri, uno si stampa sulla faccia, l'altro dopo qualche secondo arriva sullo scollo del vestito, Muso Di Merda gli strofina il cazzo sborracchiato sul viso e sulla fronte sporcandolo tutto di sperma, mentre lo sperma dello Scagnozzo venuto sul vestito sta colando nel reggiseno e ora si sta pulendo la cappella con i capelli finti di Pierluigi.
Muso sta già riabbottonandosi i calzoni.
L'unica fortuna è che non mi hanno riconosciuto, si dice Pierluigi.
Sono rivestiti tutt'e due mentre lui sta ancora pulendosi il viso e i capelli con i fazzolettini di carta.
Appena finito gli arriva un tremendo schiaffone sulla guancia.
"Volevi i cento euro? Invece avrai cento schiaffi per essere in una zona che è per le nostre troie".
E giù schiaffi a non finire, alcuni calci , qualche rumoroso pugno sulla schiena.
Coricato sull'asfalto, dolorante e col viso sanguinante sente che salgono sull'auto e prima di andarsene dal finestrino Muso gli dice:
"E ricordati che fai una brutta fine se non ci caghi i soldi entro dopodomani sera".




domenica 25 agosto 2013

291 - Infine

La morte
arriverà
alla fine dei sogni
la incontrerai
dopo la tazza del caffè al mattino
al primo buongiorno
detto senza pensarlo.

290 - Futuro

Vedo dei giovani che mi passano davanti.
Vanno a scuola, con i vestiti imposti dalla moda, con costosi zaini ripieni di costosissimi libri di merda secca.
Discorsi da idioti svolazzano quando passano.
Poi ne vedo uno da solo, attardato, insofferente cammina calciando le lattine, sigaretta in bocca, vestito diverso dagli altri, con un vecchio zaino verde militare; e vedo me, come con la macchina del tempo, sono io decenni fa, identico.
Penso che se avessi un figlio sarebbe così, o forse non mi assomiglierebbe e sarebbe uno stronzo che mi accoltella se non gli compro l'iPhone8.
Fanculo anche i figli.
Spero solo nei tipi solitari, diversi dagli altri.
La speranza per un domani è in uno zaino non omologato al gruppo, è in un non ci sto controcorrente, è in ogni sguardo insofferente alle imposizioni.


giovedì 15 agosto 2013

289 - Un blasfemo

Un blasfemo
Una suora morta mi suona alla porta di casa, è piccola e vestita di nero, il cane abbaia impaurito, non apro, allora comincia a prendere a pugni la porta, dei pugni con un energia mai vista, botte che sconquassano la porta con rumori cupi che sembrano il richiamo dell'oltretomba e che fanno tremare il muro in mattoni.
Ha solo la pelle che ricopre lo scheletro, in alcune dita la pelle non c'è più e si vede l'osso, il viso è marron scuro che sembra bruciato e in alcune chiazze si vede il teschio sottostante, urla minacciosa "Dov'è Andreas Finottis, devo parlargli", io vedo la scena che sono fuori di casa, passo i cespugli che costeggiano l'orto, col cane che si nasconde dietro di me abbaiando, mi avvicino e le chiedo cosa vuole da Andreas Finottis.
"Voglio fargliela pagare perché parla sempre male della religione, è un blasfemo", e dicendo così mi punta l'indice contro con solo l'osso che mi indica, comincia ad avvicinarsi correndomi incontro per trafiggermi con l'osso del dito, mi volto e scappo via.
Corro a perdifiato, corro col cane che mi segue tenendo la coda tra le gambe e cainante dalla paura, corro, ma la sento dietro che si avvicina, corro più forte possibile, ma non ce la faccio più, sudo e sbuffo, non ce la faccio, mi fermo ansimante, mi porto le mani sul volto, le tolgo aprendo gli occhi, e vedo la lampada accanto al divano, la radio è accesa sintonizzata su radiodue, mi sollevo e guardo l'orologio digitale, 03.52, il cane mi guarda scodinzolando sdraiato sul tappetto, mi sono addormentato e ho avuto un incubo, la suora morta mi ha spaventato, mi rilasso.
In quel momento scatta l'allarme nella casa vicina, continua a suonare, prendo un coltello dalla credenza e spengo la lampada, sollevo piano le persiane per guardare, non c'è nessuno, sembra che sia stata una cosa invisibile a far suonare l'allarme.
Sono le 4 di notte, l'ora dei ladri e dei fantasmi, e svegli ci siamo solo io, il cane e la suora morta, ma se ha fatto suonare l'allarme è sia fantasma che ladra.
Mai fidarti dei fanatici religiosi, neanche se son morti.

giovedì 8 agosto 2013

288 - Piove merda

La merda cade
sui tuoi perché
sulle tue domande
sulle tue ansie
sulle tue incertezze
la merda è sui tuoi dubbi
e sulle tue paure,
merda e rimerda solo per te
che lotti disperato
ma è ovunque
ti circonda
ti assale ogni momento
vuole insinuarsi dentro
vuole trasformarti
in un altro
essere normale.


domenica 4 agosto 2013

287 - Incompresa

In un periodo ero convinto di morire a breve tempo, così avevo scritto questa poesia che pensavo fosse un capolavoro, in cui ci fosse racchiuso tutto il significato dell'esistenza umana, il segreto senso della vita, e se morivo leggendola avrebbero detto "Che artista purtroppo abbiamo perso!":

luce
vita
abbagli
incompresi

Poi un giorno da ubriachi la feci leggere a degli amici e mi dissero tutti che faceva cagare.

venerdì 2 agosto 2013

286 - Il vizio del gioco

Aveva vinto!
Le persone intorno lo guardavano  sorridendo felici, lui tirò un sospiro di sollievo, per non palesare la sua emotività trattenne faticosamente la voglia di gridare dalla gioia e ritirò con un freddo sorriso i soldi dal tavolo, erano una bella cifra che gli faceva comodo.
Ora poteva pagare le tasse e le bollette in sospeso, sistemare i denti del figlio più grande, cambiare le gomme dell'auto, sistemare le mille spese che assillano qualsiasi normalissima famiglia; per cui devi trovare una maniera per avere dei soldi altrimenti c'è la fame, la disperazione, l'accattonaggio e forse neppure quello perché c'è concorrenza anche lì, con la nuova povertà diffusa ovunque.
Pensò che gli servivano altri soldi, doveva continuare, la macchina avrebbe potuto cambiarla prendendone una nuova che aveva visto veniva venduta con una vantaggiosa promozione, avrebbe potuto permettere ai figli di studiare all'università, avrebbero finalmente potuto farsi una bella vacanza al mare che il figlio più piccolo sofferente spesso di bronchiti ne aveva bisogno, e anche altre spese chiamate superflue ma divenute necessarie se si vuole avere una vita un minimo dignitosa, e non c'è più uno Stato che ti permette di vivere anche con un reddito basso o precario, devi arrangiarti, credere in te stesso e crearti nuove opportunità di guadagno, "Dovete reiventarvi" aveva detto l'esperto del programma domenicale, bisognava mettere in pratica le proprie abilità, e lui ci era riuscito, era portato per il gioco.
Decise di farsi un altro giro, se lo sentiva che la fortuna era dalla sua parte, l'istinto gli parlava
Puntò nuovamente alla roulette.
Pensava ai soldi fruscianti con cui avrebbe finalmente sistemato le sue necessità, col lavoro non riusciva a vivere, doveva avere quei soldi, doveva, era convinto che se una cosa la desideri fortemente si avvera, e lui la desiderava, la visualizzava, se li immaginava già in mano, mentre li contava, li sentiva come fossero lì.
Intanto l'ingranaggio della roulette si accingeva ad entrava in funzione.
Il sudore della fronte tradiva la sua emozione, il desiderio di sistemarsi era troppo forte da contenere.
Ecco che era iniziato.
Il meccanismo stava girando, si sarebbe sistemato per sempre, se lo sentiva.
All'improvviso non vide più niente, buio completo.
La gente lo guardava a terra più contenta di quando aveva vinto, con gli occhi felici di chi aveva goduto dello spettacolo tanto desiderato.
Un astante commentò con un altro: "La roulette è un gioco che può rovinarti, soprattutto se è russa".
Risatine generali con i cocktail in mano, mentre il cadavere veniva portato via dagli inservienti.


martedì 30 luglio 2013

285 - MITRAGLIATE DEMOCRATICHE

Sono un semplice soldato.
La mia mitragliatrice spara.
Pezzi di carne degli abitanti del villaggio saltano nell'aria,
schizzi di sangue colorano il paesaggio
astratti motivi rossi sui muri bianchi.
Continua a sparare,
senza fare differenze:
uomini, donne, vecchi, bambini.
Tutti sono uguali nella sorte,
la morte è democratica
e la mitragliatrice la consegna
con spedizione ultraveloce di piombo.
Nemici del progresso pagate questo biglietto
per entrare nella democrazia del mondo degli spot,
un giorno mi ringrazierete;
la felicità di consumare vi pervaderà
facendovi dimenticare i morti.
E alle persone tristi e noiose, che non rideranno
e ancora piangeranno,
potrò dire che ho solo obbedito agli ordini.
Credo nel mio presidente, obbedisco al mio governo
e combatto per la mia patria.
Faccio sempre il mio dovere, senza pensarci su.
Sono un democratico.
Sono un semplice soldato.


domenica 28 luglio 2013

284 - Non sono

Non sono un poeta
sono
un vomitatore di parole
un defecatore di pensieri
e dopo starò meglio,
mentre tu viandante che mi leggerai,
grazie ai miei escrementi mentali,
sarai più confuso di prima.
Se cerchi certezze
le trovi nella morte
e nei tg della sera.


mercoledì 24 luglio 2013

283 - L'IMPICCATO

Ballava l'impiccato, ballava sotto la pioggia, appeso al lampione nella notte.
Il mattino dopo vedendo una sagoma immobile appesa al lampione molti pensarono a una nuova iniziativa del comune, per festeggiare l'imminente Santo Natale con idee simpatiche e divertenti.
Ma a qualcuno sorse un dubbio e allertò le forze dell'ordine.
Scoprirono che era un extracomunitario, probabilmente vittima di qualche regolamento di conti; non aveva parenti né amici, nessuno avrebbe pagato il funerale.
Non sapevano che fare, dove metterlo.
Il sindaco ebbe l'idea di vestirlo da Babbo Natale e riappenderlo dove l'avevano trovato, in attesa di una soluzione.
Sono passati molti anni e nei giorni ventosi le ossa dello scheletro del penzolante Babbo Natale sbattono contro il lampione.
Però la gente non si lamenta, anzi si è affezionata a quella sagoma e i bambini lo trovano divertente.

domenica 21 luglio 2013

282 - BRUCIAMO

Brucia tutto, brucio, e continuo a guardare come fosse un film.
Dovrei scappare correndo all'impazzata, fuggire il più lontano possibile, cercare altri dove, altri come, altri perché.
Il suolo è corrosivo, il cibo e l'acqua e l'aria mi corrodono, le persone corrodono, questa vita corrode.
Resto, mi aggrappo a un filo d'aria, un filo inanellato di speranze disperate, verso orizzonti ciechi immaginati.
Ho una tavola, una credenza piena di piatti e pentole, ci sono alcune sedie di paglia su cui sedermi, ma non mi siedo quasi mai, vago come un leone in gabbia, chiuso nel mio recinto, ho il necessario per sopravvivere, per il momento se me lo chiedi posso dire che sto bene; ma sto bene per te, perché devo entrare nel tuo linguaggio-pensiero, ma non sto bene, non per me.
Non starà mai bene una bestia chiusa in gabbia, e io non riesco a vivere solo per sopravvivere.
Mi spengo, lentamente, come non avrei mai voluto, contro ogni mio principio esistenziale.
Sono un vecchio leone del circo che compie depresso gli esercizi dovuti, per avere in cambio la razione di carne, gli spettatori apprezzano ciò che temono piegarsi alle loro regole, rassicurati e un po' annoiati dalla loro superiorità in quanto inseriti nel sistema dominante.
La concretizzazione della morte in vita è nell'assistere passivamente a questa distruzione, spettatori di uno spettacolo programmato altrove.
Bisogna smetterla di assistere, bisogna entrare nella scena, appropriarsene, mangiare il domatore, spaccare l'obiettivo, sfondare ogni ostacolo che ci recinta.
Ma la paura di perdere la nostra razione regna sovrana, ci aggrappiamo alle briciole di benessere sapientemente gettateci con palesata generosità da chi si strafoga nelle ricchezze, anche un lavoro da sfruttato che ti fa vivere nell'angoscia, che non ti fa arrivare alla fine del mese, che ti ammazza ogni giorno, diventa il traguardo, il massimo a cui agognare.
Ogni qualvolta spengo la mia nuova abat-jour made in China entrando senza sogni nel buio muoio.
E i "buongiorno", i "che bel tempo oggi" del giorno dopo saranno le ennesime coltellate reciproche ai nostri cadaveri ambulanti.
Ci siamo rintanati impauriti nelle pieghe delle nostre menti, e spiamo la vita ben nascosti e ben morti.
Solo quando intrecciamo le lingue, i corpi e i respiri sembra di rivivere per alcuni attimi.
In cattività ci permettono di riprodurci.


281 - IMPOSIZIONI

Sperate nello sperma,
credete in un Cristo,
sparate al diverso,
bevete le disperazioni,
fumate le illusioni,
iniettate le delusioni,
sniffate le aspirazioni,
impasticcate le emozioni
e cagate voi stessi tra la folla.


giovedì 11 luglio 2013

280 - Perdendosi

Siamo scariche elettriche
che animano carni
programmate per andare avanti,
sempre,
ma ci affezioniamo.
Poi qualcuno
e qualcosa manca
non c'è più
ti senti perso
ti perdi
vai avanti a pezzi
arranchi
solo col tempo rimargini le ferite
vivendo, proseguendo.
Siam fatti così
per perdersi e ritrovarsi
fatti per esser fatti di qualcosa
per correre verso quella cosa
nulla sarà mai
come si immaginava
delusioni da illusioni
nei pezzi di sogni rotti
noi infranti da mancanze
all'alba di una nuova meta
ripartiamo
per cancellarci il passato
per deluderci in futuro
per un minuto migliore
adesso.


domenica 7 luglio 2013

279 - Mercoledì sera

Due persone immaginano un lampadario inesistente in una lampada appesa al filo che illumina la camera da pranzo in garage.
Due vite di fronte, un matrimonio, quarant'anni assieme e oggi è l'anniversario. Spenti gli sguardi, spente le vite, quando si sono spente le speranze.
Due occhi verdi guardano dentro altri due azzurri, ricordando quando ci vedevano foreste rigogliose di vita e oceani che si aprivano innanzi, quando c'era un futuro. Ultimi soldi delle pensioni minime nei piatti della cena.
Dal vecchio televisore il presentatore, milionario e abbronzato, sorridendo dice al concorrente che ha perso: " Coraggio, hai una moglie che ti vuol bene, i soldi non fanno la felicità, il vero amore invece sì".
Applausi scroscianti del pubblico ammaestrato.
Le illusioni finiscono in qualche lacrima che cade nei piatti.


mercoledì 3 luglio 2013

278 - poeti

che 2 (due) palle i poeti aspirantisuicidi,
io voglio una poesia violenta, reale,
che spacca le teste come una mannaia
che distrugge cose e case,
di poeti che si cagano e/o si piangono addosso ne sono piene le prime classi dei licei,
usciamo dagli stereotipi dei luoghi comuni
ruoli di comodo predeterminati da altri per noi,
mandiamo affanculo tutto
altrimenti diventiamo utili marionette
poeti sniffascorregge che si beano nei loro paroloni desueti
o poeti aspirantisuicidi maledetti con oltre un secolo di ritardo che vivono in un'ingenua subcultura creata da vecchi miti per giunta male interpretati.
- IO VOGLIO SPACCARE I CULI  / IO VOGLIO APRIRE I CERVELLI -


sabato 29 giugno 2013

277 - Infinito in un attimo

Estate di un tempo
in dilatati momenti
teiere d'argento e velieri nel vento
tranquilli sciacquii sui legni
parole sorvolano superfici statiche
solidi oggetti ancorati alla loro epoca
esistenze li accarezzano e scorrono
illudendosi lente
scivolando veloci
nessun freno.
Venti e oceani continuano.


martedì 25 giugno 2013

276 - il rappresentante



Apre la porta, è un rappresentante di aspirapolvere che aveva suonato.
"Non mi serve niente!" 
"Ma signora non sa ancora cosa volevo dirle."
"Ha una targhetta sulla giacca con scritto Apirapolveretop e quindi non mi serve niente."
"Ma questa targhetta è solo per non dare nell'occhio se entro nei condomini, in realtà sono un rapinatore e il bozzo che vede dalla tasca della giacca è una pistola che le buca la topa se non mi fa entrare."
Lei atterrita indietreggia, lui con decisione entra spingendola e chiudendo la porta. 
"Non ho soldi, non mi faccia del male."
"E chi vuole i soldi, io voglio corpi."
Lei impietrita lo osserva: calvo, alto, magro, completo di cotone beige con camicia azzurra e cravatta blu, occhi inquietanti, completamente neri.
"Non aver paura, ti farò star meglio e non ricorderai niente di questo incontro." Estrae una strana pistola nera con delle luci rosse intermittenti e gliela punta alla fronte, uno strano rumore e poi il silenzio. 
Lui esce dall'appartamento con la sua valigetta, mentre scende le scale pensa a quel corpo in cui aveva inoculato il ricettore, era bello, avrebbe potuto farci un giretto se non fosse serio sul lavoro, comunque era l'ultima, con lei aveva finito tutto il condominio, tutte le inquiline avevano il ricettore, i loro corpi erano a disposizione per percepire gli ordini impartiti dal telecomando, quest'anno con tutti quei nuovi corpi a disposizione, nonostante gli scandali, il sindaco sarebbe stato rieletto.

lunedì 17 giugno 2013

275 - 32 pollici di testa

Un dito in culo e uno sul telecomando,
è tutto quello di cui avete bisogno
per essere felici
nella democrazia dei grattaevinci.
Girate col Suv in debito
fingendovi ricchi e deridendo i poveri.
Sogni di gloria e di successo per tutti gli schiavi consenzienti.
Baciate i genitali ai vostri superiori,
prendete a calci nello stomaco chi soffre la fame,
e vi rilassate alla sera,
felici e contenti, mentre ridete a comando davanti alla tv.
La merda è con voi e col vostro spirito.
Andate affanculo.
Amen.

martedì 11 giugno 2013

274 - DUE GIACCHE

Con la bella stagione ho due giacche da mettermi, prese in svendita, una beige sportiva in cotone pagata 9,90 euro e una più classica a quadri grigi e blu in lino pagata 14,90 euro.
Quando me le metto mi sento un benestante. Sono un'isola di benessere in un mare di miseria.
Non ho soldi per aggiustare la macchina, per pagare le bollette, per comprarmi quello che voglio da mangiare. Ma ho le mie due splendide giacche.
Mi fanno pagare l'Irpef, l'Imu, mi fregano metà stipendio e pago più del doppio la benzina, ma se penso alle mie due giacche sento che c'è ancora del buono al mondo.
Credo che se non le avessi mi ribellerei a tutti i soprusi che devo subire.
Combatterei tutte le angherie.
Invece ho le mie giacche, potrei strapparmele, potrei perderle.
Tutto passa in secondo piano quando difendi disperato una briciola di benessere.



giovedì 6 giugno 2013

273 - Annullessere

non scrivo più
non leggo più
guardo nella tv
catatonie
in cui mi specchio